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Le nostre produzioni partono dall’idea di non voler stravolgere l’ecosistema del luogo in cui viviamo.
Siamo partiti da quello che già c’era e c’è sempre stato per rimetterlo in produzione in modo sostenibile.

L’azienda agricola tularù offre:

PANE DA GRANI ANTICHI e FARINE

A Tularù abbiamo rimesso il grano.
Da quello che ci raccontano gli anziani dei paesi attorno, la collina di Ponzano una volta era tutta coltivata e molto a grano.
Siamo andati a cercare le varietà antiche che venivano seminate in quei luoghi, e abbiamo trovato un patrimonio di grani particolarissimi, tutti diversi dal sapore e il profumo speciali.
Il primo grano che abbiamo recuperato è stato il Rieti, un grano da cui Strampelli partì per le prime modifiche ed arrivare poi ai grani moderni, necessari per una produzione orientata verso l’autosufficienza alimentare (la battaglia del grano fascista).
Poi il Terminillo, il Verna, il Frassineto, la Biancola. Tutti grani di montagna o collina, tranne uno: il Rieti.
Da qui è nata l’idea di un progetto di Filiera: riunire diversi produttori agricoli, di pianura e di montagna per la produzione di una farina di territorio.
La farina ottenuta da questa miscela di grani viene poi trasformata da altri attori locali: il panificio “la Mattera” della Fam. Fiorentini, il pastificio “Chitarra Antica” di Paola Simeoni.

Per la produzione di un prodotto locale, buono e di qualità.

Coltivare grano, per coltivare un grano qualsiasi, non avrebbe senso. Entrare a far parte di un’economia che lascia che migliaia di tonnellate di grano ammuffiscano sulle navi cargo, posteggiate in mare, in attesa che il prezzo del grano salga, non avrebbe senso.
Ecco perché abbiamo scelto di coltivare dei grani antichi e perché lo vogliamo fare in filiera: per dare valore alla produzione.

Vuoi saperne di più sui grani antichi?

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CARNE BOVINA 100% PASCOLO

In montagna, si sa, c’è il pascolo. E dove c’è il pascolo, si sa, ci sono gli animali in grado di cibarsene e di rigenerarlo.
O almeno così dovrebbe essere.
È per questo che teniamo molto alla mandria di 6 vacche e un toro che era già lì e che nel frattempo è aumentata a 11 unità.
In natura si sa, la purezza non esiste, e quando la si cerca con ostinazione, normalmente si ottengono più problemi che vantaggi. Per questo non cambieremo mai le nostre meticce , che ormai sono in simbiosi con gli oltre 45 ettari tra pascolo e bosco che hanno a disposizione, anche se “il Mercato” chiede le Chianine in purezza.
Il problema di avere una mandria al pascolo, è l’alto rischio di sovrapascolamento, con il suo relativo deterioramento, per questo, con il supporto di Deafal sperimentiamo la tecnica del pascolo razionale: una tecnica attuata con successo in diverse parti del mondo che punta a rigenerare il pascolo utilizzando gli animali, prendendo spunto da quanto avviene normalmente in natura.
In questo modo la carne prodotta a Tularù non è grassa, sa di pascolo ed è sostenibile.

Cos’è il pascolo razionale:
a questo link un interesante video che spiega cosa sia il pascolo razionale.

Come vendiamo la nostra carne:

La nostra carne è acquistabile solo su prenotazione. Vengono fatte da 2 a 3 macellazioni l’anno e chi è interessato, prenotandosi, verrà avvisato sul periodo, in modo da potersi organizzare per ritirare e conservare la carne.
La carne viene consegnata in cassette con tagli misti, sottovuoto.
Per piccoli quantitativi vi chiediamo di venirla a prendere da noi, per grandi quantitativi a gas etc, possiamo consegnare in un punto raccolta che vi è comodo.

Se sei interessato alla nostra carne, scrivici qui.

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Prodotti dell’orto conserve e farine

A tularù abbiamo un orto, un po’ spontaneo, un po’ organizzato, sempre in via di sperimentazione: dalle tecniche di agricoltura organica rigenerativa all’orto sinergico.
Le verdure che produciamo le usiamo per cucinare, fare conserve di ogni tipo, mangiarcele crude.
Il lavoro nell’orto è un ottimo momento anche per stare con i bambini, che imparano da dove viene un pomodoro e che il broccolo verde non è un nemico nel piatto.
Oltre ai prodotti dell’orto raccogliamo e trasformiamo anche il selvatico che c’è nei dintorni (more, ciliegie, rosa canina, fragoline di bosco).

Dalla pianta al vasetto, l’ho fatto da solo.
Nei periodi di intenso raccolto, ad esempio per le more in agosto, lanciamo delle chiamate a valle, per chiamare chi venire venire a darci una mano trascorrendo un pomeriggio nella natura e portandosi via il suo barattolo di marmellata.

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